Carl Djerassi
Dalla Pillola alla Penna
All'età di sessantasei anni inizia la sua seconda carriera come
scrittore, con l'intenzione di far conoscere il mondo della scienza a un
pubblico più vasto, nonché riflettere sulle conseguenza etiche e
sociali delle scoperte scientifiche.
Carl Djerassi: in difesa della clonazione terapeutica, una risposta ai moralisti confusionari
(La Frankfurter Allgemeine Zeitung ha ospitato un intervento
di Carl Djerassi (81 anni), inventore della pillola anticoncezionale)
Austriaco di nascita, scappato dal nazismo, posso ben comprendere
i timori di tedeschi ed austriaci riguardo a temi come la genetica,
la clonazione e qualsiasi attivita scientifica che, in un modo o in un
altro, evochi la follia della razza superiore di Hitler. Eppure, questa
sensibilita non puo giustificare la legislazione rigida ed illogica che
la Germania si e data per regolamentare la ricerca con le cellule staminali.
E confusionaria, giacché mescola risultati scientifici con una definizione
di "bambino" dettata dalla religione e le preoccupazioni etiche verso cure
promettenti per alcune malattie. La presa di posizione di Peter Liese (parlamentare
europeo della Cdu, in un articolo del 16 giugno) testimonia
di questo guazzabuglio, al punto da indurmi a una doverosa replica.
La mia risposta non e da intendersi come la predica di un ricercatore
americano, piuttosto l'espressione delle preoccupazioni di
un esule europeo, cui due anni fa il Governo di Vienna ha conferito la
cittadinanza onoraria e che la Repubblica Federale ha onorato con la Gran
Croce al merito. La replica esprime semplicemente il mio disagio per il
danno che quell'atteggiamento provoca alla ricerca in Germania, un Paese
che tanto ha dato alla scienza.
L'assunto di Liese: "E piu facile che nasca un bambino clonato
prima che un malato possa guarire" e una bella frase ad effetto,
ma paradossale. La stragrande maggioranza dei ricercatori seri condanna
la clonazione umana, cio non toglie che gran parte degli esperti del settore
sia favorevole a usare "le tecniche della clonazione" per sperimentare
la possibilita di curare malattie gravi. Il rischio che uno scienziato
pazzo da qualche parte sulla Terra cloni una persona prima che i suoi responsabili
colleghi trovino un trattamento convincente per malattie come il Parkinson
o il diabete, nulla ha a che vedere con il divieto tedesco per la clonazione
terapeutica. Quel divieto puo garantire una cosa sola: che
nessun ricercatore operante in Germania potra mai ricevere un premio Nobel
per aver scoperto nuove cure contro quelle malattie. E se mai esistera
un ricercatore tedesco tanto pazzo da clonare un essere umano in un prossimo
futuro, non c'e legge che potra impedirgli una simile follia.
Molto piu insidiosa e pero quest'altra affermazione di Liese:
"Senza gli ovociti di una donna non si possono clonare embrioni
umani". Certo che no. Ma nemmeno senza gli spermatozoi. Dovremmo per caso
punire la masturbazione, intesa come particolare forma di assassinio di
un essere umano "potenziale"? Tutt'e tre -ovocita, spermatozoo ed embrione - sono vita potenziale. Ma un embrione fuori dall'utero non puo essere
considerato bambino, come sostengono i tanti fondamentalisti americani
ed europei o come emerge in quest'altra frase di Liese: "Un embrione e
un essere umano nella fase iniziale del suo sviluppo". Bisogna invece che
sia stato impiantato in una donna e che si sia sviluppato nel suo utero.
Se si vuole sostenere che la clonazione terapeutica comporta di per sé
uno sfruttamento della donna, altrettanto si potrebbe dire, allora, di
ogni nascita naturale. E vero che in alcuni casi la donna e' oggetto di
sfruttamento, ma cio non significa che ogni gravidanza sia condannabile.
E poiché nessuna donna da sola e in grado di produrre un embrione, ma solo
ovuli, dire, come fa Liese, che la donna verrebbe sfruttata nella sua veste
di donatrice, e, nelle migliori delle ipotesi, una forma di morale fallocentrica.
Chi gliel'ha detto che nessuna donna e disponibile a donare gli ovuli per
la clonazione terapeutica? E poi, sostenere che per ricavare gli ovociti
le donne "dovrebbero sottostare a trattamenti ormonali suscettibili anche
di morte o danni duraturi", senza accennare al fatto che sono pochissimi
i casi di morte tra i milioni di donne che si sono sottoposte a quei trattamenti
per combattere l'infertilita e che continueranno a farlo, sfiora la disonesta.
Tutto quello che facciamo - sciare, praticare sesso, partorire - e notoriamente
rischioso. Ma non per questo vi rinunciamo se e' la nostra volonta. Infine,
Liese accenna quasi di sfuggita che "la cosiddetta clonazione terapeutica"
e autorizzata solo in tre Pesi dell'Unione Europea, omettendo di dire che
tra questi c'e la Gran Bretagna, con la sua legislazione che e la piu avanzata
del mondo. E infatti sono sempre piu i Paesi che s'ispirano al modello
britannico - ad esempio la California del Governatore Schwarzenegger, il
quale ha agito contro la volonta di Bush.
Penso che la Germania dovrebbe seguire la proposta del cancelliere
Schroeder e modificare la legge vigente, in quanto dannosa
per la ricerca tedesca e per i suoi ricercatori, senza nemmeno essere in
grado di risolvere i problemi etici. A Peter Liese e agli altri moralizzatori
faccio una proposta molto semplice: di mettere nero su bianco la rinuncia,
per sé e per i propri figli, a qualsiasi trattamento terapeutico che mai
dovesse derivare da quella clonazione terapeutica oggi proibita in Germania.
Una tale dichiarazione li farebbe sicuramente stare meglio. Anche se potrebbe
capitare che loro o i loro figli morissero prima di noi altri peccatori.
a cura di Rosa a Marca
Operazione
Bourbaki e il secondo volume della tetralogia, iniziata con Il
dilemma di Cantor, con la quale Carl Djerassi mette in scena il vivere
quotidiano degli scienziati di oggi.
ICSI opera,
tradotta in oltre dieci lingue, costituisce un eccellente strumento
per la discussione in classe.
In NO Djerassi
esplora con maestria il mondo universitario e quello dell'alta finanza
e le loro esigenze sempre piu pressanti, in un romanzo in cui convergono
tutti i personaggi della tetralogia.